Mistero a Villa del lieto tramonto

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Questo romanzo è ambientato in una località imprecisata nei pressi di Helsinki nella casa di riposo Villa del lieto tramonto. Le protagoniste sono tre novantenni Irma, Anna-liisa e Siri che trascorrono le loro tranquille giornate tra partite a canasta, ginnastica dolce e riunioni del gruppo di memoria fino alla improvvisa quanto misteriosa morte del cuoco Tero. Le tre nonnine si improvvisano detective per indagare grazie anche all’aiuto esterno di Mika un caro amico del cuoco Tero. Con il passare del tempo scopriranno non solo chi ha ucciso il cuoco, ma anche una lunga serie di truffe e abusi compiuti ai danni degli ospiti. Amo l’umorismo quasi surreale tipico della letteratura scandinava, inoltre sono stata a Helsinki e l’ho letteralmente adorata, per queste ragioni ho iniziato la lettura di questo romanzo con grandi aspettative che fortunatamente non sono state deluse. Ho molto apprezzato le minuziose descrizioni dell’architettura della città durante le gite in tram delle nostre protagoniste, la loro arguzia, la capacità di osservazione, l’ironia nei dialoghi rendono questa lettura ancora più piacevole. Irma in particolare si ritrova suo malgrado al centro della narrazione quando i responsabili della struttura per neutralizzare la sua curiosità dopo il delitto, la richiudono nel reparto di isolamente resa incapace di intendere e volere dagli psicofarmaci. Sarà proprio Siri ad aiutare l’amica ad “evadere” provocando un incendio e a farla tornare nel pieno delle proprie facoltà mentali. Anna-Liisa invece rimane un po’ in secondo piano per tutto il romanzo: è un’ex professoressa di lingua e grammatica finlandese, una donna meticolosa e precisa che soffre spesso per non essere ascoltata, troverà l’amore all’interno della casa di riposo. La leggerezza della prosa aiuta l’autrice ad affrontare tematiche anche spinose come l’abbandono degli anziani negli istituti che spesso sono inadeguati a rispondere alle necessità degli ospiti che si trovano a volte in situazione di abuso e violenza senza potersi difendere in alcun modo.

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La tenerezza

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In questo film osserviamo l’evoluzione parallela di due famiglie napoletane: Lorenzo è un anziano avvocato dalla dubbia reputazione che noi incontriamo per la prima volta mentre scappa dall’ospedale in cui è ricoverato in seguito ad un infarto. Lorenzo è vedovo con due figli Elena e Saverio ormai adulti con i quali non ha alcun rapporto, è impermeabile ad ogni loro richiesta di attenzione, alle loro premure. A modificare la sua routine fatta soltanto di passeggiate solitarie per i vicoli di Napoli e pomeriggi trascorsi in compagnia del nipotino furtivamente allontanato da scuola senza il permesso della madre arrivano i suoi nuovi vicini di casa Michela e Fabio, arrivati da poco a Napoli da Trieste con i due figli piccoli Bianca e Davide. La donna riesce a intenerire Lorenzo e stabilisce con lui un rapporto di amicizia che si interrompe bruscamente quando Fabio in un raptus uccide i figli e ferisce al moglie che morirà in ospedale dopo una lunga agonia sempre vegliata da Lorenzo. Ho apprezzato tantissimo Micaela Ramazzotti e Giovanna Mezzogiorno nelle loro interpretazioni magistrali, hanno saputo mettere da parte la loro bellezza offrendo una recitazione sotto tono quasi mortificata, dalla quale però traspare perfettamente il dolore sussurrato dei loro personaggi. Elio Germano è assolutamente straordinario nel raccontare la frustrazione e la rabbia repressa di un uomo che non ha mai potuto essere davvero padrone del proprio destino fino al tragico epilogo della sua vita. Tutti i personaggi di questa storia sono irrisolti, nulla viene raccontato e spiegato fino in fondo allo spettatore che deve intuire dagli sguardi, dalle poche parole gli antefatti. Questo film mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza: Lorenzo non riesce a perdonare sé stesso per aver tradito la moglie e si sente responsabile per la sua morte, i figli sono combattuti tra il rancore per essere stati ignorati per tanti anni e il bisogno di chiarimenti per instaurare un nuovo rapporto affettivo; Michela nasconde il suo dolore nella banalità delle sue distrazioni quotidiane, dimentica le chiavi perché non riesce a dimenticare la sua solitudine di orfana, mentre il marito è sempre più logorato dal bisogno di dimostrare di essere all’altezza delle aspettative della società.

L’anatra all’arancia

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La commedia è stata scritta nei primi anni ’70 da William Douglas Home, poi riadattata da Marc Gilbert Sauvajon. In Italia è stata portata in scena da Alberto Lionello e Valeria Valeri e al cinema da Ugo Tognazzi e Monica Vitti in una pellicola di grandissimo successo. Luca Barbareschi non è solo  il protagonista insieme a Chiara Noschese di questa divertente commedia, ne è anche il regista. Gilberto e Lisa Ferrai sono una coppia sposata da 25 anni: lui autore televisivo di grande successo, traditore seriale, egocentrico ed egoista, lei delusa e frustrata da questo rapporto ormai logorato si innamora del russo Volodia, apparentemente l’opposto di Gilberto che colpito nell’orgoglio, con la scusa di definire in modo amichevole i dettagli della separazione, organizza un fine settimana a quattro invitando la sua segretaria, Chanel Pizziconi, una splendida giovane donna dalla personalità surreale. La recitazione magistrale della coppia Barbareschi Noschese insieme ai dialoghi mai banali e al ritmo serrato del susseguirsi dei colpi di scena ha reso questa serata davvero piacevole fino al romantico finale in cui i due protagonisti riconoscono di non poter fare a meno l’uno dell’altra nonostante i limiti e i difetti di ognuno. E’ sempre un gran piacere assistere ad uno spettacolo dove leggero non significa mai superficiale e dove ogni battuta è intrisa di intelligenza e raffinatezza senza neppure un alito di volgarità

La la land

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Con l’arrivo del mese di ottobre sono ricominciati anche i nostri appuntamenti fissi con il cinema e il teatro. Quest’anno ho preferito sottoscrivere la tessera del cineforum anziché quella della cinerassegna perchè il primo offre un percorso costituito prevalentenente da film di nicchia spesso in lingua originale con sottotitoli in italiano, mentre la seconda ha un programma decisamente più mainstream e commerciale con poche sporadiche incurisioni nella cinematografia di maggior spessore culturale. Al rientro dalle ferie ho sentito la necessità di fare di questo mio appuntamento settimanale non soltanto una occasione per spezzare la routine e per incontrare gli amici, ma anche un momento di riflessione e di uscita dalla mia comfort zone.  Diciamo, per semplificare, che il cineforum sta alla mia passione per il cinema come la reading challenge sta al mio amore per la lettura. La prima sera quindi abbiamo visto La la land in lingua originale con sottotitoli in italiano, grazie a Netflix sono ormai abituata a vedere film e documentari in lingua sottotitolati e questo ha contribuito a rinfrescare il mio inglese pertanto non ho avuto bisogno di leggere costantemente e mi sono goduta la visione in serenità. Devo premettere che non ho visto i primi due film del regista Damien Chazelle ed ero anche abbastanza scettica di fronte a questa pellicola anche per l’enorme successo riscosso e per i numerosi premi Oscar che si è accaparrata, a posteriori invece devo ammettere che mi è piaciuto moltissimo sia per le scelte musicali (sono una amante del jazz) sia per l’aspetto visivo e recitativo. Si tratta di un musical americano classico che rientra in pieno nella tradizione del genere anche per il tema centrale, ovvero la difficile scelta tra l’amore vero e la carriera. Mia fa la cameriera in una caffetteria nei Warner Studios per mantenersi in attesa che uno dei mille provini cinematografici a cui si sottopone si trasformi nella grande occasione della vita, Seb suona il pianoforte in un ristorante aspettando la grande occasione per aprire un locale di jazz. Entrambi sceglieranno la carriera all’amore e si ritroveranno casualmente cinque anni dopo a guardarsi da lontano con gli occhi lucidi, ma con la consapevolezza di aver realizzato  il loro desiderio di successo e appagamento professionale.

Letture estive (parte 2)

Il fuggiasco di Massimo Carlotto

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In questa autobiografia l’autore racconta gli anni della latitanza, la scelta di tornare in Italia e gli ultimi anni della sua battaglia giudiziaria fino all’accoglimento della richiesta di grazia da parte del presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Il racconto inizia con l’arresto di Carlotto avvenuto in Messico nel 1985 a causa del tradimento da parte del suo avvocato e con gli indelebili ricordi del periodo trascorso nelle carceri di Calle de soto. Prima di approdare in Centro America Carlotto  fuggì in Francia dove fu aiutato e protetto dagli esuli/latitanti presenti nella capitale francese. La nostalgia per la famiglia e per la vita perduta trovarono sfogo in una pericolosa bulimia che provocò oltre ad un notevole aumento di peso anche numerosi problemi di salute che gli saranno utili per evitare il carcere una volta rientrato in Italia in attesa del processo. Il racconto si chiude con il racconto della fine della sua storia d’amore con Alessandra, la fidanzata che prima e durante la latitanza che lo ha aiutato e supportato in ogni modo per poi abbandonarlo dopo l’ultimo arresto. Il libro è molto scorrevole e a tratti divertente, soprattutto quando racconta le mille peripezie per mantenere la sua identità segreta alle autorità francesi e messicane. A mio parere scade un po’ nel patetico quando illustra i suoi progetti suicidi in caso di ulteriore condanna da parte dell’autorità giudiziaria. Il testo è piuttosto breve anche perché Carlotto non spiega mai di quale reato è imputato (omicidio), non racconta la sua versione dei fatti e se da un lato questo è apprezzabile perché non trasforma la narrazione in un pamphlet in sua difesa, dall’altro concede troppo al vittimismo. Parla di sé come di un innocente perseguitato senza dare modo al lettore di sapere quali sono le prove a suo carico e le ragioni di un iter giudiziario così straordinariamente lungo.

L’equilibrio degli squali di Caterina Bonvicini

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E’ un romanzo splendido che ti consiglio vivamente di leggere. La madre di Sofia si è suicidata quando lei era piccola cercando tra l’altro di portarla con sé, suo padre studia gli squali e vive da sempre dall’altra parte del mondo totalmente assorbito da questa sua ossessione. Mantiene i contatti con lei solo tramite la mail con la quale le invia filmati e foto dei suoi amati pesci . Sofia fa la fotografa e utilizza quelle immagini inserendole nelle foto che scatta in giro per Torino creando incredibili suggestioni di cui la copertina del libro è un magnifico esempio. Dopo il matrimonio fallito con Nicola a causa della profonda depressione del marito che lo porterà ad avere crisi maniaco depressive, ansia e manie di controllo Sofia inizia una relazione con Arturo e con Marcello. Entrambi questi uomini sono irrisolti proprio come Nicola, come suo padre e come lei stessa, il dolore denso e profondo di questi personaggi mi ha pervaso totalmente, mi sono immersa non solo nella lettura, ma nelle loro vite quasi come fossi insieme a loro durante le loro giornate. L’equilibrio e la sua assenza sono i temi fondamentali di questo romanzo, la depressione con il suo andamento sinusoidale viene sviscerata con una abilità descrittiva straordinaria. Sofia ha trascorso tutta la sua vita cercando di ricreare l’equilibrio perso con la morte della madre e quando il padre le dona le lettere che la donna aveva scritto nell’ultimo periodo della sua vita Sofia si immerge nella lettura come suo padre si immerge con gli squali per affrontare le sue paure e godere del fascino di quegli esseri perfetti e meravigliosi.

Di mercoledì di Anna Marchesini

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Orrendo! Non solo il peggior libro letto questa estate, ma tra i peggiori letti nella mia vita. Le protagoniste di questo romanzo sono tre donne: Else, Zelda e Maria. Le prime due si incontrano presso lo studio medico di una coppia di psicologi dai quali si recano ogni mercoledì appunto. Maria invece vive in quel palazzo all’interno 9. Per arrivare al primo dialogo bisogna superare oltre trenta pagine di descrizioni, elaborate quanto inutili. Questo libro è uno sterile esercizio di stile in cui la ricerca del termine più desueto è più importante della costruzione della trama che è praticamente inesistente. Non basta conoscere tutto il vocabolario per essere uno scrittore. Non mi ha trasmesso nessuna emozione, le tre protagoniste sono totalmente slegate una dall’altra e l’espediente per creare una coesione non regge minimamente, il finale è inutilmente macabro. Per curiosità ho cercato le recensioni a questo e agli altri due romanzi della Marchesini e ho letto solo stroncature, mi domando se l’autrice non fosse stata una attirce comica famosa, gravemente malata e poi fosse deceduta questi libri avrebbero avuto così tanta pubblicità e soprattutto sarebbero stati pubblicati da Rizzoli?

Letture estive (parte 1)

Leonarda Cianciulli la saponificatrice di Fabio Sanvitale e Vincenzo Maria Mastronardi

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Le mie letture estive sono iniziate con questo interessantissimo saggio che partendo dalla narrazione nuda e cruda degli eventi giunge a conclusioni davvero inaspettate. Fabio Sanvitale è un giornalista, mentre Vincenzo Maria Mastronardi è uno psichiatra ed insieme analizzano quali furono i veri motivi che spinsero Leonarda ad uccidere Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Cacioppo tra il 1939 e il 1940, ma soprattutto il modus operandi dell’assassina che cercò di disfarsi dei corpi facendo del sapone. Questo libro è molto interessante anche per il corredo fotografico che permette al lettore di vedere con i proprio occhi le stanze e le probabili armi dei delitti. Un altro elemento fondamentale che mi ha fatto apprezzare moltissimo il saggio oltre alla accurata spiegazione scientifica sull’impossibilità di fare sapone con dei corpi umani con le competenze tecniche della Cianciulli e soprattutto con gli elementi e le dosi che lei sostiene di aver usato, è l’interessante intervista a Nella Barigazzi che finalmente racconta tutta la verità su quanto ha visto in quella casa nei giorni dei delitti senza più timore di rappresaglie da parte della famiglia Pansardi-Cianciulli.La famiglia Pansardi Cianciulli giunse a Coreggio da Lacedonia nel novembre del 1930 per stabilirsi in Corso Cavour 11 a pochi passi dall’ufficio del registro dove era impiegato Raffaele Pansardi. L’ossessione di Leonarda sono i figli, a quella data ne ha già avuti 15, ma soltanto 3 sono sopravvissuti. Per aumentare le entrate in famiglia Leonarda costruì presto una rete fitta di amicizia e conoscenze con le quali attivò un ampio giro di prestiti e una intensa compravendita di oggetti usati e di dolci fatti da lei medesima. Gli affari andavano bene e a casa Pansardi nel 1939 arrivò anche una domestica, Ardilia Diacci. Le tre vittime della Cianciulli avevano tutte in comune alcune caratteristiche: erano moderatamente benestanti ed erano sole al mondo, così almeno credeva l’assassina, ma non era esattamente così. Virginia Cacioppo infatti aveva una cognata Alberta Fanti che allarmata dalla misteriosa scomparsa della donna si recò dal Maresciallo Scagliarini con l’elenco dei titoli di stato che la povera vittima possedeva ritenendoli un ottimo movente e una buona partenza per le indagini. Le voci di paese si susseguono e in tanti confermano di aver visto le tre donne entrare a casa Pansardi e non uscirne mai, l’appartamento venne perquisito e vennero rinvenuti alcuni abiti delle vittime che la Cianciulli disse le erano stati regalati. Seguendo la pista dei soldi si arrivò di nuovo alla Cianciulli che fu tradotta in carcere. Furono convocate e interrogate molte persone, tra cui la domestica che nei giorni degli omicidi era presente in casa: Nella Barigazzi (assunta il 28 maggio 1940), è lei a raccontare che in quei giorni c’era sempre sul fuoco una enorme caldaia che emanava un fetore terribile e di cui la Cianciulli voleva occuparsi personalmente impedendole anche solo di avvicinarsi. E’ sempre Nella ad accusare Giuseppe Pansardi, il figlio prediletto, di essere uscito con uno strano involucro e di essere poi rientrato a mani vuote. Il giovane nega ogni addebito e afferma che la madre a suo parere è inferma di mente. Venne poi interrogata anche l’altra domestica Ardilia Dacci che però non si riprenderà più dal trauma subito con questi tragici eventi e fu ricoverata in ospedale psichiatrico nel maggio 1941 Il 17 aprile 1941 finalmente il muro di menzogne si sgretola e Leonarda comincia a parlare, dai verbali degli interrogatori emergono dapprima motivazioni religiose o meglio di superstizione per giustificare gli omicidi e solo in un secondo tempo il vero e bieco movente economico. La donna intedeva intascare il danaro delle sue vittime e migliorare il tenore di vita della propria famiglia anche attraverso la vendita dei pochi beni che le tre ignare donne possedevano. Gli interrogatori di Leonarda sono ricchi di invenzioni per depistare e per alimentare la sua fama di saponificatrice racconta una storia poco plausibile su come ha fatto a pezzi i corpi e di come li ha cotti sulla caldaia per farne sapone. Il 26 agosto 1941 fu disposta la perizia psichiatrica e l’imputata fu trasferita al manicomio criminale di Aversa dove il professor Saporito le propose di raccontare la sua vita tramite un testo che verrà poi utilizzato durante il processo per la sua difesa. Tra queste pagine nasce la leggenda delle torte e delle marmellate insaporite con i resti delle povere vittime. Leonarda fa sfoggio di grande inventiva e attitudine al dramma nella scrittura di quelle pagine anche se i numerosi riferimenti colti e l’alto registro fanno supporre che sia stata aiutata dal personale del manicomio. Sembra impossibile infatti che una donna che sa a stento leggere e scrivere possa aver redatto quei 25 quaderni in 10 mesi per un totale di 748 pagine. Al termine del processo lei venne condannata anche in appello e visse fino alla morte avvenuta il 15 settembre 1970 nel manicomio criminale dove era ospitata, mentre il figlio Giuseppe da subito sospettato di complicità venne per insufficienza di prove e si trasferì a vivere in Liguria dove si sposò.

Alla pari Claudia De Lillo

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La protagonista di questo romanzo è Alice una ragazza americana nata e cresciuta nella città di Amherst in Massachussetts che per cercare di superare il dolore della morte del padre e l’abbandono da parte del fidanzato accetta di trasferirsi a Milano come ragazza alla pari. Il lettore segue l’avventura milanese di Alice tramite le e-mail che scrive all’amata nonna, al fratello e alla sua migliore amica, ma non sapremo mai cosa queste persone rispondono ad Alice. La famiglia Ranieri è composta da Emilio il papà e autore di manuali dal titolo “100 modi per…” sui più svariati argomenti , Vittoria la mamma poco comunicativa, iper organizzata e dedita al 100% al suo lavoro nel settore finanziario e tre figli: l’adolescente Emma dal carattere scontroso, sempre in lotta con la bilancia e con il bisogno di sentirsi amata ed apprezzata, Tommaso di 9 anni che sembra vivere in un mondo a parte, ma in realtà è un acuto osservatore della realtà che lo circonda e il piccolo Matteo 3 anni che considera Alice di sua proprietà e ha un amico immaginario. La vera padrona di casa però è la signora Tonia, la domestica pugliese che non parla una parola d’inglese, ma saprà aiutare Alice nel momento del bisogno. Alice si iscrive al gruppo “Milano alla pari” per conoscere altre ragazze straniere e costruirà una rete di amicizie che la aiuteranno ad affrontare la vita quotidiana dall’altra parte del mondo. Arriverà anche l’amore nella persona di Pietro il coautore del libri di Emilio. Credo che l’unica pecca di questo simpatico romanzo sia la poca orginalità perché ricorda moltissimo la vera vita dell’autrice raccontata nel suo famosissimo blog, per il resto è ben scritto, gradevole e veloce da leggere.

Mi girano le ruote di Angela Gambirasio

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Questo libro è stato scovato dal maritissimo in una libreria milanese, lo ha sottoposto alla mia attenzione perché riteneva giustamente che il tema fosse di mio interesse, ma quello che non sapeva è che io conosco bene l’autrice poiché eravamo amiche da bambine, poi come spesso accade ci siamo perse di vista. In questo volume Angela racconta con grandissima ironia e umorismo le disavventure di una ragazza disabile che però svolge una vita da normodotata: studia fino a conseguire la laurea, inizia una attività lavorativa, si innamora, si sposa insomma tutto normale direste voi? Ma in fondo cosa è la normalità? A questa domanda non so rispondere nemmeno io, probabilmente l’ignoranza e le ingiustizie di cui spesso noi disabili siamo vittime, ma Angela offre una chiave vincente per superare tutto questo con la sua intelligenza ed enorme forza di volontà. Consiglio caldamente la lettura di questa “autobiografia” e sono certa che quando lo avrete terminato non farete più tutte quelle cose terribili che spesso i normodotati fanno in presenza di un disabile: non occuperete indebitamente mai più uno stallo disabili, non darete del tu ad un disabile anche se adulto e magari più anziano di voi, non chiederete mai più “cosa ti è successo?”. Un libro per sorridere, per commuoversi, ma soprattutto per sdoganare tanti luoghi comuni sull’handicap.

Shopping cosmeticoso estate 2017

Non avendo fatto molti acquisti nell’ultimo periodo ho preferito aspettare la fine dei saldi e scrivere un unico post per mostrarvi gli acquisti. Cominciamo con le maschere: su Amazon ho trovato un mix di 11 maschere Tony Moly, sono arrivate puntuali e nel numero previsto, la grande delusione è stata scoprire che sono tutte appena scadute, ma ho deciso di provare ad usarle lo stesso se mi daranno problemi le butterò.

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Da Cad invece ho acquistato due maschere di Garnier della linea SkinActive: quella rosa è idratante e calmante, con camomilla, acido ialuronico e siero idratante, quella azzurra è idratante e revitalizzante, con melograno, acido ialuronico e siero idratante. Sotto c’è un kit con tre minisize di maschere argilla pura: una purificante, una detox e una esfolliante.

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Da Coin ho acquistato un kit composto da una pochette rossa che conteneva la base rafforzatore 3 in 1, lo smalto gloss effetto gel n. 511, che si è rivelato una delusione perchè non è quel bel rosa pastello, ma poco più che trasparente, e il Trattamento anti-età che userò in autunno.

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Da Bottega Verde ho acquistato il Mascara volume effetto ciglia finte, il mio amato Scrub detergente con estratto di cetriolo e la Crema mani con estratto di violetta e olio di argan. Per il maritissimo lo Shampo doccia al legno marino e minerali.

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Da Yves Rocher ho preso con i saldi due prodotti della linea Linfa vegetale: il Gel detergente e l’acqua micellare 2 in 1

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e due prodotti per la detersione corpo: bagno doccia alla vaniglia bourbon e l’altro ai fiori di loto.

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Ho acquistato poi alcuni solventi per unghie sempre nel tentativo di restituire alle mie unghie l’idratazione e la durezza che avevano prima di iniziare ad usare il malefico solvente Parissienne. Il primo è il Solvente delicato senza acetone con estratto di avocado di Maybelline, l’altro è il Solvente espresso con estratto di mandorla sempre di Maybelline, infine il Solvente con glicerina e vit. E di Rimmel

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Ho terminato senza rendermene conto tutte le mie scorte di shampoo quindi ho preso UD al latte vegetale idratante e all’argilla dolce e cedro di Garnier, di Lavera ho scelto lo shampoo rinfrescante per capelli grassi che forse porterò in vacanza.

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