Trascurabili contrattempi di un giovane scrittore in cerca di gloria

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E’ il secondo romanzo di Michael Dahlie che leggo ed il mio parere è anche in questo caso positivo. Il protagonista è Henry, un giovane laureato di Harvard che vive in un lussuoso appartamento di Williamsburg grazie alla sicurezza economica garantita dall’eredità che gli hanno lasciato i genitori morti in un incidente automobilistico. Henry sta cercando di affermarsi come scrittore, di trovare una donna che lo ami per come è e magari anche qualche amico, in sostanza sta cercando di trovare il suo posto nel mondo. Nelle prime pagine del romanzo Henry nutre un sentimento non ricambiato per Abby una cugina di quarto grado, ama scrivere racconti che abbiano come protagonisti ottantenni e novantenni e decide di investire una parte dei suoi soldi nel lancio di una rivista letteraria d’avanguardia: “Il Demente”. Purtroppo però neppure il direttore creativo della “sua” rivista accetta di pubblicare uno dei suoi racconti ed in piena crisi depressiva Henry decide di accettare l’invito della cugina Abby per trascorrere le festività natalizie nella fattoria di una zia. Le disgrazie di Harry ora prendono la forma di un costosissimo gregge di pecore libico che viene inavvertitamente sterminato in un crescendo di confusione sempre più incontrollabile. Le cose sembrano iniziare a girare per il verso giusto quando viene contattato perchè diventi il ghostwriter di un famoso attore, lui accetta ed il romanzo riscuote un inaspettato successo sia di pubblico che di critica, ma Henry vedrà di nuovo allontanarsi la sua oasi di successo e serenità in un turbinio di eventi, finchè dopo l’arresto e la condanna allo svolgimento di alcune ore di lavori socialmente utili incontrerà finalmente l’amore in una donna dall’aspetto forse un po’ improbabile, ma che riesce a farlo sentire sempre a suo agio, amato ed apprezzato esattamente per quello che è. Un libro davvero delizioso, un affresco della scena hipster di New york ed un ritratto incantevole di un ragazzo timido, un po’ imbranato, ma anche infinitamente generoso e buono.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un libro consigliato da un bibliotecario, un libro che è nella tua TBR da molto tempo, un libro che hai acquistato durante un viaggio

Il tè è sempre una soluzione

 

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Precious Ramotswe, titolare della Ladies’Detective Agency N.1 a Gaborone in Botswana riceve la visita della signora Holonga, proprietaria di una catena di saloni di bellezza e inventrice del “Preparato per treccine per ragazze speciali”, che vorrebbe sapere se i  suoi pretendenti sono più interessanti al suo amore o al suo danaro. La signora Potokwane direttrice dell’orfanotrofio convince il troppo remissimo, signor JLB Matekoni, a gettarsi con il paracadute per raccogliere fondi per l’istituto. Per il meccanico eterno fidanzato di Precious i guai non sono finiti perchè accortosi di una truffa ai danni del macellaio della città si scontra con il meccanico che ne ha danneggiato la preziosa auto a togliere le castagne dal fuoco sarà come al solito una brillante intuizione della sua compagna di vita. Ho già letto molti libri di Alexander McCall Smith sia di questa serie, sia delle altre due che ha pubblicato e devo ammettere che questa volta mi sono trovata un po’ in difficoltà perchè la storia manca di mordente, è piuttosto piatta e povera di colpi di scena. Manca totalmente il giallo, l’indagine, la suspense mentre abbondano le descrizioni sulle tradizioni africane con alcune considerazioni a volte surreali e paradossali, come nel punto in cui uno dei personaggi si domanda se a New York il bestiame venga tenuto tutto a Central Park.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un libro scritto da un autore proveniente da un paese che non hai mai visitato.

Tutte le fortune

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Questi giorni di pioggia incessante hanno avuto un unico lato positivo: mi hanno dato lo sprone necessario per terminare entrambi i libri che avevo in lettura. “Tutte le fortune” di Riccardo Taverna è un racconto autobiografico: dall’infanzia felice in Libia, al difficile ritorno in Italia con la famiglia fino ai primi sintomi di una malattia insidiosa, la CDIP.  Da persona disabile quale io sono, mi piace sempre molto leggere le storie di chi come me deve affrontare la vita da un’altra prospettiva. Riccardo fino a 23 anni è stato un giovane molto attivo: praticava judo a livello agonistico e poi wind surf, si divideva tra lo studio alla Bocconi e il lavoro, le ragazze, gli amici insomma la vita di tutti. Fino a quando ha iniziato a percepire che il suo corpo non rispondeva più correttamente agli input inviati dal cervello, le braccia e poi le gambe hanno cominciato a perdere forza e svolgere attività “normali” per lui è diventato sempre più difficile. La diagnosi però non è stata immediata, si sono susseguiti molti ricoveri e pareri medici prima di capire che una malattia degenerativa autoimmune stava divorando la mielina rubandogli ogni margine di autonomia. La malattia insegna a Riccardo a cadere non solo in senso concreto, pratico, ma anche metaforico, la lentezza della sua evoluzione gli consente di sviluppare straordinarie capacità di adattamento, di modificare la sua vita quotidiana in funzione delle sue ridotte capacità motorie. Fino alla cesura definitiva quando deve rassegnarsi ad assumere un badante che svolga per lui alcune funzioni sia per la cura della persona, sia per la gestione domestica. Riccardo cambia 49 badanti in 10 anni fino all’arrivo di Stephan che resiste ancora oggi al suo fianco dopo 6 anni, ha saputo adattarsi ai suoi ritmi pazzeschi di lavoro, alle trasferte, alla necessità di Riccardo che ogni gesto sia compiuto con precisione assoluta per evitare incidenti che potrebbero aggravare la sua già difficile situazione. Mi sono rivista nella sua storia non tanto nelle questioni strettamente mediche, ma nella gestione delle relazioni: Riccardo ha una famiglia complessa, un padre chiuso in se stesso  una madre che si sente profondamente in colpa per la malattia del figlio e cerca di trovare soluzioni alcune molto improbabili (dall’esorcismo, all’agopuntura), un fratello e una sorella poco solidali che la malattia allontanerà sempre di più. Le compagne che si susseguono nella vita di Riccardo hanno approcci molto differenti alla sua disabilità chi la accetta con il coraggio della gioventù e forse la poca consapevolezza di cosa porterà il futuro, chi la rifiuta e fugge. Chi invece forte di un amore profondo e solido decide di affrontare con coraggio tutte le difficoltà che la malattia potrebbe mettere loro di fronte è Nelly la moglie di Riccardo ancora oggi al suo fianco dopo che alla CDIP si sono aggiunti il Parkinson e un infarto. Consiglio a tutti la lettura di questo libro, a chi conosce la disabilità, ma soprattutto a chi non l’ha mai dovuta affrontare o non ha voluto farlo. Riccardo ci insegna a vivere con l’ironia e la leggerezza nonostante le difficoltà.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un libro scritto da un disabile o che ha come protagonista un disabile.

Troveranno il corpo

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Ho da poco terminato la lettura, devo ammettere piuttosto impegnativa, di questo bel saggio di Pino Casamassima. Già dalle prime pagine colpisce il ricordo personale di Silvio Ferrari morto la notte tra il 18 e il 19 maggio 1974 e di Marco Donat Cattin. Rievoca il sequestro Amerio, la morte di Fabrizio Ceruso e di Walter Alasia, peccato che in quella pagina non vengano nominati anche  il maresciallo Sergio Bazzega e il vicequestore di Sesto San Giovanni Vittorio Padovani che il terrorista uccise nel conflitto a fuoco. Di particolare interesse l’intervista all’artificiere Vitantonio Raso che rende finalmente pubblica una notizia importante: il corpo di Moro fu ritrovato in via Caetani molto prima rispetto a quanto indicato sui documenti ufficiali. Raso arrivò sul posto alle 10.30 e vi trovò il commissario Federico Vito, poco dopo giunse Cossiga con le forze dell’ordine. Il ministro si ripresentò verso le 13.00. Ufficialmente la telefonata delle BR giunse alle 12,13…è evidente che qualcosa non torna! Casamassima compie ora un flashback al viaggio in Bulgaria di Berlinguer e di Moro a Washington per illustrare al lettore il contesto internazionale nel quale avvenne il sequestro Moro. L’autore purtroppo fa alcun cenno alle evidente lacune investigative (ad esempio nessuno ha mai interrogato il primo carabiniere che sopraggiunse in via Caetani dove fu ritrovata la R4 con a bordo il corpo di Aldo Moro), e neppure alle numerose perizie tecniche e balistiche che hanno dimostrato quali siano state le menzogne dei terroristi. Non dimentichiamo che gli imputati hanno il diritto di mentire per costruire la propria difesa o per ottenere i benefici che la nostra legge offre ai pentiti e ai collaboratori, pertanto la ricostruzione di un reato non può basarsi solo ed esclusivamente sugli interrogatori o sulle dichiarazioni spontanee. Non dimentichiamo che dal 1982 al 1986 ci fu un dialogo importante tra i brigatisti e la magistratura, ma i collaboratori parlarono soltanto finchè non furono costretti a coinvolgere altre persone, non accettarono mai di fare dei nomi. Ho trovato particolarmente interessante ed utile il capitolo 2 perchè offre una breve sintesi dei comunicati scritti dalle BR durante i 55 giorni e una raccolta delle audizioni delle prime due commissioni parlamentari che si sono occupate del caso Moro. Ho apprezzato meno il quarto capitolo dedicato alle “mitologie” perché l’ho trovato un po’ troppo di parte.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un libro con il dorso rosso.

Book pride 2017

Domenica siamo andati a fare un giro alla Fiera nazionale dell’editoria indipendente e ho trovato moltissimi stand interessanti. Per noi è stata la prima volta, ma diventerà sicuramente un appuntamento fisso insieme al Salone del libro. Avrei comprato settordicimilamilioni di volumi se le mie finanze me lo avessero consentito, invece mi sono dovuta accontentare di “La bomba e la Gina” di Marco Codebò editore Round Robin, “La compagna P38” di Dario Morgante editore Redstar Press. Il primo è un romanzo-inchiesta dedicato alla strage di piazza Fontana. La vicenda è narrata attraverso lo sguardo di uno studente universitario americano giunto in Italia per completare il dottorato. Il secondo è un saggio storico vero e proprio e ripercorre l’ascesa e la caduta della brigata Primavalle.

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Infine ho acquistato una graphic novel: “Guido Rossa. Un operaio contro le br” di Nazareno Giusti editore Round Robin. Nella parte conclusiva del volume ci sono alcuni brevi testi per meglio inquadrare il contesto storico e sociale in cui il delitto Rossa avvenne e alcuni ricordi personali di chi ha conosciuto Guido Rossa.

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L’eco del boato

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Questo saggio di Marco Dondi affronta il tema della stampa durante gli anni di piombo: il volume si apre con i concetti di strategia della tensione e guerra non ortodossa, la guerra psicologica che ne è alla base sovrasta gli attentati veri e propri perchè l’informazione è responsabile dell’esito finale.  Il peso dei giornali crebbe in modo esponenziale tra il 1969 e il 1974 quando si verificarono le stragi perchè furono utilizzati per mostrare pubblicamente chi fosse il nemico e aumentare il livello della minaccia che i presunti colpevoli rappresentavano in modo da indurre la popolazione a credere fosse necessario un ritorno all’ordine. I giornalisti furono fondamentali per fornire un resoconto delle azioni compiute strumentalizzando così la paura e l’insicurezza dei lettori. I servizi segreti sfruttarono le agenzie di stampa per diffondere le informazioni mischiando il vero e il falso, creando notizie allo scopo di distrarre l’opinione pubblica. Molte furono le agenzie italiane strettamente collegate alla destra estrema:

  • l’agenzia D diretta da Guido Giannettini
  • l’agenzia Oltremare di Giorgio Torchia
  • l’agenzia Destra nazionale diretta emanazione dell’Msi,
  • l’agenzia Europa settanta diretta da Bartolo Ciccardini e Giuseppe Zamberletti collegata alla famiglia Agnelli
  • l’agenzia A di Luigi Cavallo a diretto contatto con la Fiat e i servizi
  • l’agenzia Op di Mino Pecorelli attiva dal ’68 fino alla morte violenta del suo direttore
  • infine come non citare poi l’Aginter press vera e propria centrale operativa dell’eversione.

Un grandissimo pregio di questo volume che ho brevemente riassunto è l’ampia bibliografia che non si limita ad elencare i libri pubblicati dedicati a questi temi, ma cita anche atti delle Commissioni parlamentari, atti giudiziari, film e documentari d’epoca.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un libro consigliato da un autore che ami (Piero Scaramucci)

La coppia perfetta

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Questo libro nelle intenzioni dell’autrice B.A. Paris avrebbe dovuto essere un thriller avvincente, a mio parere invece è soltanto una noia mortale. I protagonisti sono una coppia di giovani sposi, Jack e Grace Angel, lui avvocato di successo specializzato nella difesa di donne maltrattate, lei con il matrimonio lascia un lavoro impegnativo ed interessante per fare la casalinga. Apparentemente vivono  una vita idilliaca: agli occhi degli amici lei è una perfetta padrona di casa e lui un uomo colto, raffinato e spiritoso. Nella realtà invece Grace è prigioniera in una casa con sbarre alle finestre, non può rispondere né al telefono né alle e-mail, non può uscire da sola. Le stranezze del loro ménage saltano agli occhi ed iniziano a destare qualche sospetto, ma Jack riesce sempre a trovare giustificazioni plausibili facendo riferimento alla fragilità mentale di Grace narratrice in prima persona di questa vicenda che si svolge su un doppio binario alternando un capitolo dedicato al presente ad uno al passato. Lo stile narrativo è estremamente semplice, la lettura infatti è stata molto rapida anche se ho rischiato seriamente di incappare nel blocco del lettore per quanto mi ha infastidito il basso livello dell’approfondimento dei personaggi che sono totalmente piatti. Temevo che leggere un romanzo dedicato a questo argomento mi avrebbe disturbato il sonno o provocato ansia, invece l’unico fastidio che ho davvero provato è stato per all’assurdità della trama inverosimile fin dalle prime pagine. Questo thriller si basa sulla violenza psicologica inferta da Jack a Grace, ma non si indagano minimamente le dinamiche che portano alla malattia mentale di Jack né quelle della passività di Grace fino all’epilogo finale frettoloso quanto inverosimile. So che si tratta di un esordio letterario quindi mi auguro che il futuro ci riservi prove migliori.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un best seller di un genere che normalmente non leggeresti