La coppia perfetta

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Questo libro nelle intenzioni dell’autrice B.A. Paris avrebbe dovuto essere un thriller avvincente, a mio parere invece è soltanto una noia mortale. I protagonisti sono una coppia di giovani sposi, Jack e Grace Angel, lui avvocato di successo specializzato nella difesa di donne maltrattate, lei con il matrimonio lascia un lavoro impegnativo ed interessante per fare la casalinga. Apparentemente vivono  una vita idilliaca: agli occhi degli amici lei è una perfetta padrona di casa e lui un uomo colto, raffinato e spiritoso. Nella realtà invece Grace è prigioniera in una casa con sbarre alle finestre, non può rispondere né al telefono né alle e-mail, non può uscire da sola. Le stranezze del loro ménage saltano agli occhi ed iniziano a destare qualche sospetto, ma Jack riesce sempre a trovare giustificazioni plausibili facendo riferimento alla fragilità mentale di Grace narratrice in prima persona di questa vicenda che si svolge su un doppio binario alternando un capitolo dedicato al presente ad uno al passato. Lo stile narrativo è estremamente semplice, la lettura infatti è stata molto rapida anche se ho rischiato seriamente di incappare nel blocco del lettore per quanto mi ha infastidito il basso livello dell’approfondimento dei personaggi che sono totalmente piatti. Temevo che leggere un romanzo dedicato a questo argomento mi avrebbe disturbato il sonno o provocato ansia, invece l’unico fastidio che ho davvero provato è stato per all’assurdità della trama inverosimile fin dalle prime pagine. Questo thriller si basa sulla violenza psicologica inferta da Jack a Grace, ma non si indagano minimamente le dinamiche che portano alla malattia mentale di Jack né quelle della passività di Grace fino all’epilogo finale frettoloso quanto inverosimile. So che si tratta di un esordio letterario quindi mi auguro che il futuro ci riservi prove migliori.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un best seller di un genere che normalmente non leggeresti

Viva la libertà

Enrico Oliveri è il segretario del principale partito di sinistra italiano, dopo essere stato duramente contestato ad un congresso decide di sparire senza avvertire nè i suoi collaboratori più stretti nè la moglie. Si rifugia a Parigi presso la casa di Danielle una sua vecchia fiamma di gioventù che però nel frattempo ha sposato un famoso regista giapponese e ha avuto da lui una figlia. Andrea Bottini il suo segretario trova un arguto stratagemma per risolvere almeno temporaneamente il problema: trova il fratello gemello di Enrico, Giovanni professore di filosofia affetto da sindrome bipolare. Con la sua grande cultura e l’originalità che lo contraddistingue riuscirà a convincere i giornalisti, i suoi colleghi fuori e dentro al partito e soprattutto il popolo a tornare a credere nel suo partito e nelle possibilità di rinascita per il paese. Tony Servillo ha compiuto un lavoro magistrale interpretando Enrico e Giovanni. Il regista sembra volerci dire che di fronte alla scelta politica di Enrico che lo costringe ad una vita pubblica che toglie ogni spazio all’essere umano, la sola possibilità di recupero della sincerità e dell’onestà anche con sè stessi risiede nel surreale mondo poetico ricreato dalla mente ritenuta folle di Giovanni.

La frode

Richard Gere veste i panni di Robert Miller ricchissimo uomo d’affari che nel giorno del suo sessantesimo compleanno è alle prese con una difficile transazione finanziaria e con i capricci della giovane amante. All’improvviso tutto il suo mondo sembra sul punto di crollare: la figlia scopre un buco nei bilanci dell’azienda in vendita e rischia anche una incriminazione per omicidio dopo l’incidente nel quale muore la sua amante. Robert pur essendo ferito sceglie di fuggire chiedendo l’aiuto del figlio del suo ex autista un nero di Haarlem. Complessivamente questo film non mi è piaciuto, solo gli attori Richard Gere e Susan Sarandon (nei panni di sua moglie) si salvano, per il resto è infarcito dei soliti luoghi comuni sul potere e sui soldi che garantiscono l’impunità da qualsiasi crimine. Non c’è separazione tra i buoni e i cattivi, tutti vengono fagocitati dal sistema Miller che tutto può comprare, a qualsiasi prezzo, tutti tranne l’integerrimo ispettore di polizia che sta indagando sul misterioso incidente automobilistico. Impersonato dal magnifico Tim Roth, tenta, anche falsificando le prove, di incastrare Miller purtroppo senza riuscirci. La recitazione di Laetitia Casta nei panni dell’amante è agghiacciante…è più espressiva da morta che da viva!

Quartet

Il film si svolge a Beecham house, una casa di riposo per musicisti e cantanti nella tranquilla campagna inglese. Ogni anno in occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi gli ospiti organizzano un galà per ottenere donazioni a sostegno della residenza che li ospita. La vita di questi anziani artisti viene sconvolta dall’arrivo dell’altezzosa Jean Horton quarto membro di un famoso quartetto formato da Cissy, Wilf e Reggie ex marito di Jean. I tre devono darsi molto da fare per vincere le resistenze di Jean di fronte alla loro proposta di cantare ancora insieme in occasione del galà. Il film, tratto da una commedia teatrale di Ronald Harwood ispirata a sua volta da un documentario di Daniel Schmid Il bacio di Tosca e girato nella Casa di riposo per musicisti fondata a Milano nel 1896 da Giuseppe Verdi, non è sicuramente una pietra miliare della cinematografia e Dustin Hoffman non vincerà l’Oscar alla regia, ma i dialoghi tra i protagonisti sono ricchi di piacevoli battutte dallo stile tipicamente british…per amanti del genere.

Effetti collaterali

Emily è una donna caduta in depressione dopo il fallimento dell’attività del marito e il suo arresto per insider trading. Dopo il suo rilascio la situazione peggiora e decide di chiedere aiuto ad uno psichiatra il dottor Blanks che le prescrive alcuni farmaci. Gli effetti collaterali però si rivelano troppo pesanti da sopportare e il medico su consiglio di una collega prescrive alla donna un nuovo antidepressivo: l’Ablixa. Emily apparentemente in preda ad un attacco di sonnambulismo accoltella a morte il marito, pur essendo palesemente colpevole però non può essere incriminata perchè ha agito in stato di incoscienza. Lo scandalo suscitato da questa vicenda si abbatte anche sulla vita dello psichiatra che viene invitato a lasciare lo studio associato nel quale esercitava e viene abbandonato dalla moglie. Inizia così ad indagare  fino ad arrivare ad una insospettabile verità. Questo film tocca molti temi estremamente attuali: il business della ricerca farmaceutica che foraggia i medici affinchè usino i loro pazienti come cavie, l’abuso di psicofarmaci, le speculazioni nel mercato finanziario. Straordinaria prova d’attrice per Rooney Mara sempre in bilico tra i ruoli di vittima e carnefice, ottima la scelta del finale per nulla scontato che lascia lo spettatore sollevato nel vedere la sadica condanna inflitta ai colpevoli.

Il bizzarro incidente del tempo rubato

Devo premettere che non ho letto il libro precedente di questa autrice “L’imprevedibile viaggio di Harold Fry” pertanto non conoscevo il suo stile, ma ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Nei capitoli dispari del libro seguiamo la vicenda  di un bambino di 11 anni Byron Hemmings che insieme al suo inseparabile amico James scopre che verranno aggiunti due secondi al tempo, per allineare gli orologi al movimento naturale della Terra. Byron accoglie la notizia con grande preoccupazione che si concretizzerà la mattina in cui la mamma nell’accompagnarlo a scuola con nuovissima Jaguar regalata dal babbo, individua una scorciatoia e dalla fitta nebbia il piccolo Byron vede apparire case fatiscenti, alberi giganteschi e, all’improvviso  una bambina su una bicicletta rossa che viene investita dalla madre proprio mentre Byron vede le lancette del suo orologio andare indietro di due secondi. A Byron ora spetta il compito di convincere la madre che ciò che lui ha visto è accaduto veramente anche se lei non ne ha memoria. Qui avrà inizio e si svilupperà il tragico dramma familiare della famiglia di Byron culminato nella morte della madre e nella separazione dall’amico James. Nei capitoli pari si narra parallelamente la storia di Jim, un uomo affetto da sindrome ossessivo-compulsiva che lo costringere a compiere ogni giorno dei rituali nella convinzione che solo così facendo non gli accadrà nulla di brutto. Dopo una vita trascorsa in un istituto di igiene mentale si ritrova a dover affrontare una vita indipendente: lavora  nel bar di un supermercato e vive in un camper. Apparentemente le due storie sono totalmente slegate fino quasi alla fine quando il puzzle nella mente dell’autrice prende forma anche per il lettore e scopriamo la vera identità di Jim in uno dei momenti più alti ed emotivamente coinvolgenti di questo libro. Ho apprezzato in particolare la grande capacità dell’autrice di raccontare ogni sfaccettatura della personalità dei suoi personaggi e della società rigida ed ipocrita dell’epoca in netto contrasto con l’originalità e la spontaneità di Marina. Lo stile asciutto dell’autrice secondo me non ha aiutato a superare gli ostacoli del nonsense che più volte mi hanno fatto pensare di abbandonare la lettura soprattutto nei primi capitoli in cui il ritmo è molto lento. Per fortuna non l’ho fatto, mi sarei persa un racconto originale…davvero unico!

La regola del silenzio

Ben Shepard è un giovane giornalista di provincia che si interessa all’arresto di Sharon Solarz una componente dei Weather underground, un gruppo radicale attivo negli anni ’60 in aperta opposizione alla guerra del Vietnam. Seguendo la vicenda Ben si imbatte nel misterioso avvocato Jim Grant, un vedovo con una figlia di 11 anni che stranamente rifiuta di difendere Sharon. In breve Ben scopre che l’uomo vive da 30 anni sotto falsa identità e che è in realtà un membro dello stesso gruppo terroristico: entrambi furono accusati dell’omicidio di una guardia giurata durante una rapina ad una banca. Comincia così la rocambolesca fuga di Jim tallonato sia da Ben che vuole ottenere uno straordinario scoop, sia dalla FBI  che mira a processarlo per omicidio con gli altri membri del gruppo ancora latitanti come lui. Nessuno sembra capire il senso della peregrinazione di Jim attraverso gli Stati Uniti, in realtà lui ha un unico obiettivo trovare la persona che è in grado di scagionarlo. Il film è tratto dal romanzo di Neil Gordon e ci presenta molti spunti di riflessione non soltanto sulla storia americana recente, ma anche sul senso di una vita spesa per inseguire grandi ideali anche attraverso mezzi sbagliati come la violenza contro cose e persone. Cruciale nel film è il confronto tra Jim/Robert Redford e Mimi Lurie/Julie Christie l’unica tra gli ex attivisti ancora legata agli ideali del passato, convinta della necessità della ribellione al sistema e decisa a rimanere in clandestinità nonostante la disperata richiesta di aiuto da parte di Jim che le chiede di costituirsi per consentirgli di essere prosciolto dalle accuse per poter tornare ad occuparsi della figlia già rimasta orfana della madre. Jim viene criticato dalla sua ex sodale e compagna di vita perchè non è disposto a rinunciare alla sua vita privata in nome degli ideali in cui ha creduto quando era giovane e che secondo lei ora sta rinnegando. Il film ha una trama solida, è magistralmente interpretato (peccato per l’eccesso di botox nei volti degli attori) e ci offre anche lo spettacolo della natura al confine tra USA e Canada, lo consiglio caldamente.