Commemorazione Strage di Piazza Fontana

Domenica ricorrerà il 41° anniversario della strage che ha insanguinato Milano il 12 dicembre 1969 e ha dato il via alla strategia della tensione.

Sabato 11 dicembre presso la sala intitolata alle Vittime della strage di Piazza Fontana nel palazzo comunale in Via Roma 25 – Bresso:

  • incontro "In ricordo di Francesca Dendena, Luigi Passera e Torquato Secci"
  • breve lettura a cura di Sacha Oliviero
  • incontro con i Presidenti delle Associazioni Familiari Vittime delle Stragi di Piazza Fontana Carlo Arnoldi, di Piazza della Loggia Manlio Milani, della Stazione di Bologna Paolo Bolognesi. Moderatore Nicola Biondo.
  • Infine concerto dell'ensemble "I musici estensi".

Domenica 12 dicembre Il "Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell'ordine repubblicano" ha organizzato una manifestazione dedicata alla memoria:

  • h 11.00 incontro unitario dei Sindacati dei bancari con la Presidenza Abi, MPS e del Comitato permanente antifascista di Milano
  • h 16.00 raduno dei cittadini, delle rappresentanze dei Comuni con gonfaloni e bandiere in Piazza Fontana
  • h 16.30 inizio della cerimonia
  • h 16.37 omaggio alle vittime ed ai loro familiari
  • h 16.40 lettura di una testimonianza straordinaria (brani da un libro di Corrado Stajano)
  • h 16.45 discorso del Presidente dell'Associazione familiari vittime di Piazza Fontana Carlo Arnoldi
  • h 17.15 proiezione di un breve filmato sulla strage e sui funerali

Alle ore 21.00 presso il Circolo Arci Acropolis in via degli atleti 1 – Vimercate si svolgerà lo spettacolo teatrale "Quel che è stato è Stato"

Lunedì 13 dicembre alle 21.00 presso il Salone di Vittorio della Camera del lavoro di Milano Corso di Porta Vittoria 43 – Milano: tavola rotonda sul tema "Da Piazza Fontana, a Piazza della Loggia e alla Stazione di Bologna – Le stragi, la verità e il ruolo di parti dello Stato" Partecipano: Aldo Giannuli, Mimmo Franzinelli, Guido Salvini, Manlio Milani, Federico Sinicato, Carlo Arnoldi, Onorio Rosati. Coordina Carlo Smuraglia.

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28 maggio 1974-16 novembre 2010

Strage di piazza Loggia:assolti tutti gli imputati

Fonte Bresciaoggi.it

Zoom Foto

Sono stati tutti assolti i cinque imputati al termine del processo per la strage di piazza Loggia. L'assoluzione è arrivata in base all’articolo 530 comma 2 assimilabile alla vecchia "insufficienza di prove".

La corte d'assise è arrivata al verdetto dopo una settimana di camera di consiglio al termine di un processo durato due anni. Nella strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 morirono otto persone, Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari Trebeschi e il marito Alberto, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda. L'esplosione della bomba ferì anche altre 103 persone, tutti partecipanti alla manifestazione organizzata dal Comitato antifascista per contrastare l'escalation di violenza che aveva colpito la nostra città.

Una ulteriore ferita per i familiari delle vittime e per tutti noi cittadini che aspettavamo con ansia questa sentenza! Un'altra pietra tombale sulla verità è stata posta per insufficienza di prove…quante altre prove servivano per condannarli???

17 giugno 1974

In questa data avvenne un fatto noto come "l'attacco alla sede MSI di Padova": un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse composto da cinque persone (Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli, Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini) si presentò in Via Zabarella 24 a Padova con lo scopo di prelevare alcuni documenti. I terroristi si trovarono davanti inaspettatamente Giuseppe Mazzola carabiniere in congedo, e Graziano Giralucci agente di commercio e giocatore di rugby che pochi giorni prima era rimasto vittima di un'aggressione che gli era costata 12 punti di sutura in testa. Giralucci affrontò un brigatista mentre l'altro gli sparò a bruciapelo e poi sparò anche a Mazzola. I due, finiti con il colpo di grazia, saranno le prime vittime delle BR che non sapendo gestire questo evento inaspettato attenderanno ben 24 ore prima di rivendicare l'atto. In memoria di questa strage è stata posta una targa, che però è attaccata ad un palo perchè i condomini hanno rifiutato di concedere uno spazio sulla facciata del palazzo ritenendo la cosa inopportuna.

Update 28 maggio-16 giugno 1979

Quando ho preparato il post relativo al 28 maggio ho purtroppo dimenticato che tra le vittime di quel giorno terribile c'era anche Francesco Cecchin, me lo ha ricordato oggi questo brillante post scritto da Ugo Maria Tassinari. Ecco il racconto di quanto avvenne quel giorno secondo il dossier prodotto dal circolo di Azione Giovani “Trieste-Salario”: La sera del 28 maggio, intorno alle ore 20, quattro ragazzi del F.d.G., tra cui Francesco Cecchin, si recano in piazza Vescovio per affiggere manifesti, ma vengono subito notati da un gruppo di militanti della sezione comunista di via Monterotondo, che danno inizio alla sistematica copertura di tali manifesti; un giovane cerca di impedire il proseguimento dell'azione provocatoria, ma viene circondato da una ventina di attivisti del PCI, capeggiati da Sante Moretti che, dopo aver allontanato in modo spiccio un agente di P.S. in borghese chiamato ad intervenire, si rivolge ai ragazzi del Fronte con affermazioni del tono: "…vi abbiamo fatto chiudere via Migiurtinia, vi faremo chiudere anche viale Somalia…"; alla fine, volgendosi verso Francesco Cecchin, lo apostrofa così: "TU STAI ATTENTO, CHE SE POI MI INCAZZO TI POTRESTI FARE MALE!".Verso mezzanotte Francesco esce per fare una passeggiata con la sorella, mentre i due ragazzi sono fermi davanti all'edicola di piazza Vescovio, spunta una Fiat 850 bianca che compie una brusca frenata davanti a loro; dall'auto scende un uomo che urla all'indirizzo di Francesco: "… E' lui, è lui, prendetelo!". Intuendo il pericolo e, probabilmente, riconoscendo l'aggressore, Francesco fa allontanare la sorella e corre in direzione di via Montebuono, inseguito dagli occupanti della macchina, che nel frattempo il suo guidatore sposta fino all'imboccatura della stessa via Montebuono. La sorella, intanto, si getta vanamente al loro inseguimento, urlando: "Francesco, Francesco!"; le sue grida vengono udite da un giovane che, sceso in strada, nota un uomo darsi alla fuga verso via Monterotondo e qui salire sulla Fiat 850 bianca che si allontana velocemente. Dopo aver telefonato alla Polizia, il giovane viene raggiunto da un inquilino dello stabile di via Montebuono 5 che lo informa della presenza, sul suo terrazzo sottostante di cinque metri il piano stradale, di un ragazzo che giace esanime al suolo; il giovane, giunto sul posto, riconosce in quel ragazzo il suo amico Francesco Cecchin. Il corpo è in posizione supina ad una distanza di circa un metro e mezzo dalla base del muro; perde sangue da una tempia e dal naso e stringe ancora nella mano sinistra un mazzo di chiavi, di cui una che spunta dalle dita è storta, e in quella destra un pacchetto di sigarette.  A questo punto, mentre sarebbe stato lecito attendersi immediate indagini da parte delle forze dell'ordine, si assiste invece all'affrettarsi di tutti a liquidare l'accaduto come un incidente. Secondo alcuni Francesco, "impaurito", avrebbe scavalcato il muretto del cortile senza rendersi conto che al di sotto ci fosse un salto di cinque metri. Altri hanno addirittura negato che vi fosse stata una colluttazione tra il giovane e i suoi aggressori, come ha fatto il commissario Dott. Scalì. Apparendo questa versione sospetta, mentre alcuni militanti del F.d.G. vegliano Francesco in coma, altri cominciano a fare indagini private, che portano a scoperte molto interessanti: innanzi tutto si viene a sapere che
Francesco conosceva molto bene quel palazzo e il suo cortile, in quanto ci abita un suo amico; inoltre risulta strano che il corpo sia stato trovato in posizione supina, anziché riversa, tipica di chi si lancia, e senza fratture agli arti, inevitabili quando si effettua un salto volontario da una simile altezza. L'ipotesi che Francesco sia stato gettato di peso viene inoltre avvalorata da altri due particolari: il trauma cranico, sintomo che il peso dell'impatto al suolo si è scaricato tutto sulla testa, e il fatto che questa si trovi più vicina al muro rispetto ai piedi. La chiave piegata tra le dita di una mano e il pacchetto di sigarette nell'altra sono una prova ulteriore che gli aggressori hanno gettato il corpo di Francesco, già esanime, al di là del muretto che delimita il terrazzo: chi pensa di lanciarsi oltre un ostacolo cerca infatti di avere le mani libere. Che prima di questo tragico epilogo ci sia stata una colluttazione è dimostrato dalla chiave piegata rinvenuta tra le dita di Francesco, sicuramente usata come arma di difesa contro i suoi assassini. Anche le ferite riscontrate su tutto il corpo confermano la tesi dell'aggressione, essendo queste di natura traumatica e riconducibili a colpi ben assestati da persone esperte. A rendere inconfutabili queste tesi altri due importanti elementi: le tracce di sangue riscontrate sul pavimento del cortile lunghe alcuni metri fino al bordo del muretto e la dichiarazione resa da alcuni testimoni che affermano di avere udito: "LE GRIDA DI UN RAGAZZO, POI ALCUNI ATTIMI DI SILENZIO… E INFINE UN FORTE TONFO NON ACCOMPAGNATO DA ALCUN GRIDO". Risulta difficile credere che una persona possa gettarsi spontaneamente giù da un muro alto cinque metri senza emettere neanche il minimo suono vocale. Il 16 giugno, dopo 19 giorni di coma, Francesco muore. Le indagini infine partirono ma tardi e male. Stefano Marozza, militante del PCI e proprietario della famigerata 850 bianca, fu arrestato. Disse di essere andato a vedere un film al cinema ma gli inquirenti verificarono che, quella sera, il cinema indicato da Marozza era chiuso per turno di riposo. Ciò nonostante la potente macchina di copertura del PCI si mise in moto e mentre le indagini proseguivano a rilento e non ci si preoccupava di verificare chi poteva essere insieme al Marozza, questi venne fornito di un nuovo alibi, questa volta perfetto; ogni prova ed ogni riscontro venne fatto sparire.    Anni dopo il giudice, scrivendo la sentenza, dovrà dichiarare che se egli non era in grado di condannare l'imputato, se non era stato possibile fare piena luce sull'omicidio Cecchin, questo doveva essere ascritto ai ritardi nelle indagini di quei giorni, al modo di procedere degli investigatori, al punto che il magistrato ipotizza possibili procedimenti nei confronti degli organi di Pubblica Sicurezza.
Fin qui il racconto, mi sembra però corretto rilevare che la vendetta scattò immediatamente, alle 19.30 un gruppo di fuoco composto da due giovani fece irruzione nella sezione del PCI Esquilino sparò alle gambe dei presenti e lancio due bombe a mano SRCM da esercitazione.

28 maggio

Oggi è una giornata molto importante per chi come si occupa di storia contemporanea:
– alle 10.12 del 28 maggio 1974 ha avuto luogo la strage di piazza della Loggia a Brescia che ha provocato 8 morti e numerosi feriti. Sul sito del quotidiano Brescia oggi potete trovare il dossier dedicato alla strage con i resoconti dei dibattimenti del nuovo processo http://www.bresciaoggi.it/dossiers/Dossier/175/1/

– alle 11.00 del 28 maggio 1980 l'organizzazione terroristica Brigata XXVIII marzo uccide Walter Tobagi

nei pressi della sua abitazione. Il commando è formato da Marco Barbone, Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano tutti rampolli della buona borghesia milanese. A sparare però furono solo Marano e Barbone
– In questa triste giornata ricorre anche l'anniversario della morte del poliziotto Franco Evangelisti detto Serpico, lascia una moglie e due figli. Alle 8.10 del mattino in piazza Trasimeno Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Giorgio Vale e Luigi Ciavardini arrivano su due Vespe, ma nel posto solitamente occupato da Serpico trovano un'auto civetta, una Fiat 127, non si perdono d'animo e riescono ad uccidere Serpico e a ferire gli altri due agenti prima di fuggire in modo rocambolesco in mezzo al traffico

La giornata degli invisibili

Pubblico qui un appello che ho ricevuto:

PRESENTAZIONE DELLA GIORNATA DEGLI INVISIBILI

18 marzo 1978/18 marzo 2010, Fausto e Iaio: 32 anni in-visibili, senza verita’ e giustizia .

Franceschi, Varalli, Zibecchi, Fausto e Iaio, Verbano, Zini, Giuliani, Dax, Abba, Biagetti…. Aldovrandi, Amoroso, Ardizzone, Pinelli, Luca – Walter – Paolo Rossi, Bruno, Saltarelli, Serrantini, Scialabba, Masi e molti altri ancora……

E’ sicuramente difficile trovare un filo che unisca tutte queste vicende: diverse sono le valutazioni personali, diversi i momenti storici in cui si sono svolti i fatti, diversa ed eterogenea la componente umana che è stata dolorosamente segnata da quegli avvenimenti.

Eppure in tutte queste vicende un filo comune esiste. E non sono necessarie valutazioni troppo approfondite per vedere in cosa consista.

Innanzitutto la matrice della mano omicida: fascisti, organizzazioni mafiose, singoli elementi delle forze dell’ordine rimasti impuniti.

Poi i silenzi, le inefficienze, i depistaggi che hanno contraddistinto l’operato di certi apparati dello Stato, rendendo difficoltose le indagini ed ostacolandole in modo spesso irrimediabile (pensiamo ad esempio al segreto di stato, ancora inspiegabilmente operante sulle stragi).

Infine la mancanza, totale o parziale, di verità e giustizia per tutti questi casi. Troppo spesso i colpevoli e i mandanti degli omicidi non sono stati individuati, e quando individuati sono quasi sempre rimasti impuniti… Un’impunità che diventa totale se limitiamo l’analisi alle vittime per mano delle forze dell’ordine.

Ora non è più il tempo della giustizia, ora è il tempo della verità, perchè noi sappiamo, noi l’abbiamo sempre saputa, abbiamo capito e vogliamo raccontarla, vogliamo che la luce abbagliante della verità sugli” in-visibili” riesca ad accecare quanti non la vedono e non la vollero vedere.

Questo è quanto accomuna tutti quei morti; uccisi due volte: nella propria fisicità e poi nella memoria, dentro o fuori delle aule di una giustizia strabica.

Noi ci rivolgiamo a chi non vuole dimenticare quelle vittime senza giustizia e proponiamo che il 18 marzo diventi LA GIORNATA DEGLI IN-VISIBILI.

Oltre ai nostri compagni, figli e fratelli, morti per mano fascista,vogliamo che "gli in-visibili", sia il filo che ci portera’ a dare voce e ad impegnarci verso chi in questa societa’ viene criminalizzato per essere poi spinto ai margini.

In-visibile, scomodo, emarginato, non allineato al pensiero unico.

18 marzo 2010: diamo voce alla tragedia dei morti sul lavoro( con il meccanismo dell’improcedibilita’ prescrizione breve, lo Stato cancella di fatto i reati da lavoro. e migliaia di lavoratori e cittadini ammalati o morti non avranno piu’ giustizia). Due dati da articolo 21 : Dall’inizio dell’anno ad ora,

per lavoro, ci sono:85 morti, 85570 infortuni, 2139 invalidi .

Politici e industriali impongono sempre più flessibilità, precarietà, ritmi e orari lavorativi insostenibili, che affossano ogni tipo di contrattazione collettiva con lo scopo di isolare ed indebolire i lavoratori; si diventa tutti ricattabili sia sul salario, sia sulla stabilità del posto di lavoro; ancora peggio è la situazione degli immigrati, che diventano visibili nelle drammatiche situazioni come Rosarno.

Di lavoro si muore…..perchè di precarietà si vive.

IL PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE

13 marzo ore 18

Milano, Biblioteca, via Valvassori Peroni, Spazio arte

Inaugurazione della mostra realizzata nel 1978 dagli studenti del liceo artistico di via Hajeck, proiezione video dedicati a Fausto e Iaio

La mostra è aperta fino al 31 marzo.

18 marzo 2010

Milano, via Mancinelli

Dalle 17,30 alle 23,30

La canzone delle reti invisibili. Alessio Lega

La storia dell’Hotel Regina

La lotta dell’Innse

Maria Eliantonio per Manuel Eliantonio.

Angelo Garro per i militari morti in tempo di pace.

Giuseppe Pinelli e piazza Fontana

Campi rom a Milano, pulizia per l’expo

I lavoratori precari dell’Omnia .

Adhia per Abba

Leoncavallo

Dalle 21 – Daniele Biacchessi – Andrea Sigona “Il lavoro rende liberi” reading sulle morti sul lavoro

Dalle 21,30 – Danila Tinelli, Haidi Giuliani, Rosa Piro , Stefania Biagetti Per Fausto e Iaio, Dax, Carlo, Renato

Dalle 22 – il rock dei gruppi giovanili

20 marzo , ore 21

Milano, Biblioteca, via Valvassori Peroni, Auditorium

Spettacolo teatrale "Fausto e Iaio, due strade interrotte".

Regia di Angelo Prati

Proiezione video dedicati a Fausto e Iaio