Io Daniel Blake

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Il protagonista di questo film è un operaio edile che dopo un attacco cardiaco necessità dell’assistenza statale perché secondo i medici non può ricominciare a lavorare. Mentre si trova in un ufficio per la richiesta del sussidio conosce Daisy arrivata con i suoi figli da Londra per occupare un appartamento offerto dall’ente case popolari. Tra i due nasce una bella amicizia e la solidarietà tra loro sarà fondamentale per riuscire a sopravvivere alle lungaggini burocratiche per l’ottenimento dell’invalidità per Daniel e la ricerca di un lavoro stabile per Daisy. Questo film non mi è piaciuto, l’ho trovato una noia mortale: fin dai primi minuti si capisce chiaramente quale sarà il finale e il mio pronostico si è rivelato esatto. E’ troppo lungo, la recitazione è poco credibile e i personaggi piatti. Avevo letto alcune recensioni prima di recarmi al cinema e francamente non capisco il coro di entusiasmo e commozione che è stato riservato a quest’opera. Sicuramente il limite è mio: non avevo mai visto un film di Ken Loach…ma non credo ripeterò l’esperienza.

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La guerra dei Roses

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Ho visto il film da cui è tratto questo spettacolo teatrale moltissimi anni fa e devo ammettere che ne avevo un ricordo piuttosto vago, quindi non posso fare un paragone sensato tra i due. Jonathan è un avvocato rampante ossessionato dalla sua Ferrari e dalla sua cantina di vini preziosi, Barbara per 18 anni si è dedicata totalmente a lui e ai figli, lo ha aiutato far decollare la sua carriera anche grazie alle meravigliose cene che ha sempre organizzato in casa per colleghi e clienti del marito. Ora Barbara ha voglia di aprire una società di catering per essere autonoma e lasciare spazio alla propria creatività per tanto tempo soffocata, il marito non comprende questo suo bisogno e si sente abbandonato e rifiutato. Ha così inizio  una crisi coniugale profonda che li porterà ad una guerra senza esclusione di colpi perché nessuno dei due vuole lasciare all’altro la casa coniugale.

Paddington 2

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Il dolce ed educato orsetto si è ormai stabilito definitivamente nella mansarda della famiglia Brown, in questa nuova avventura è alla ricerca del regalo perfetto per il compleanno di zia Lucy rimasta in Perù dopo la morte dello zio. In un negozio trova un bellissimo libro pop up dedicato alla città di Londra che permetterebbe all’amata orsa di visitare virtualmente la città, cosa che avrebbe sempre desiderato fare, ma non è mai uscita dalle foreste del “profondo e misterioso Perù”. Il libro però costa molto e Paddington decide di svolgere alcuni lavoretti per i cittadini del quartiere per avere il denaro necessario all’acquisto. Purtroppo il libro viene rubato e Paddington accusato del furto incarcerato, la sua famiglia cercherà in ogni modo di individuare il vero colpevole e fare al piccolo orso anche una bella sorpresa al suo rilascio. Ho trovato questo film semplicemente delizioso adatto a bambini anche piuttosto piccoli per la semplicità dei dialoghi e per la tenerezza infinita che il protagonista suscita.

Le cose che verranno

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La protagonista principale di questo film francese è Nathalie, una donna di mezza età insegnante di filosofia e curatrice di una collana di saggistica presso una casa editrice. Ha una vita molto intensa: gli impegni scolastici, l’anziana madre una ex modella depressa che non riesce ad accettare la vecchiaia sono le sue priorità. La sua esistenza inizia a crollare quando Heinz suo marito all’improvviso le comunica che desidera il divorzio perché si è innamorato di una donna più giovane. Poco dopo aver preso la decisione di inserire la madre in un ricovero per anziani dovrà affrontare il lutto e il senso di colpa per la sua improvvisa morte e la casa editrice le darà il benservito ritenendo le sue proposte editoriali ormai obsolete e incompatibili con le moderne leggi del marketing. Rimasta sola con la gatta scorbutica della madre Nathalie coltiva ancora più intensamente il rapporto con un suo ex allievo molto brillante e quando il ragazzo si trasferisce in una sorta di “comune”sulle prealpi del Vercors lei si reca spesso a trovarlo e soggiorna con i ragazzi lasciandosi andare a lunghe discussioni filosofico-politiche. Sembra quasi provare un sentimento per lui, ma l’adesione alla norma, la sua volontà di mantenersi misurata e composta le impediscono di dichiararsi. Dopo aver lasciato improvvisamente la comune tornerà a casa per festeggiare il natale con i figli e l’ex marito…la vita di Nathalie sembra ricominciare con la nascita di un nipote ad indicarci l’inizio di una nuova stagione per tutti.

 

Nessuno può volare

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Ho amato moltissimo questo libro di Simonetta Agnello Hornby, è una donna che ho avuto modo di conoscere e apprezzare nel docu-film “Io e George” andato in onda nel 2015 su Rai 3 nel quale insieme al figlio disabile George ha compiuto un viaggio in Italia, paese che la scrittrice ha lasciato più di 40 anni fa per trasferirsi con il marito in Gran Bretagna dove è diventata avvocato per i minori. Il volume si apre con il racconto dell’infanzia della scrittrice vissuta in Sicilia in una famiglia fuori dal comune nella quale la disabilità è stata una presenza costante e accettata sempre con grande naturalezza. I capitoli scritti da Simonetta si alternano a quelli scritti da George in un controcanto ironico, ma non superficiale, a volte drammatico, ma mai intriso di vittimismo per la grave malattia che lo ha colpito quando era un giovane marito e padre nel pieno della carriera. Madre e figlio hanno dovuto adeguarsi ai limiti imposti dalla disabilità di George, ma hanno saputo anche andare oltre gli ostacoli logistici e vivere una vita di qualità anche viaggiando attraverso un paese come l’Italia che non è certo all’avanguardia sul tema della eliminazione delle barriere architettoniche.

Il cittadino illustre

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Daniel Mantovani dopo aver vinto il premio Nobel per la letteratura non riesce più a scrivere nemmeno una riga che lo soddisfi. Un giorno riceve l’invito per recarsi a Salas il piccolo paese in Argentina nel quale è nato e cresciuto per tenere un corso di scrittura creativa e ricevere la cittadinanza onoraria. Dapprima viene accolto trionfalmente dal sindaco e dai suoi amici d’infanzia, ma il suo atteggiamento di arrogante superiorità farà crescere sempre più il malumore fino ad arrivare ad un atto di violenza estrema. In questo film mi ha colpito la povertà delle scenografie sicuramente adeguate alla miseria di Salas, le situazioni grottesche si susseguono senza soluzione di continuità a partire dall’assurdo viaggio in macchina dall’aeroporto, al cittadino che lo invita a pranzo a casa sua perché ritiene che il padre sia uno dei personaggi presenti in un romanzo di Mantovani, fino alla ridicola trasmissione radiofonica che definire realizzata in ristrettezze è davvero poco. Il disgusto di Mantovani è tangibile e non fa che aumentare il rancore e la rabbia nella città soprattutto dopo la rissa alla mostra di pittura, fino al tragico epilogo che porterà il protagonista suo malgrado a riassaporare il successo e la gloria letteraria di un tempo.

Dopo l’amore

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I protagonisti del nuovo appuntamento al cineforum sono stati Marie e Boris, una giovane coppia in procinto di separarsi con due gemelle. Il marito è disoccupato, pertanto non può permettersi di prendere in affitto un appartamento e la vita da separati in casa per i due è sempre più difficile. L’oggetto del contendere è proprio la casa in cui vivono perché Marie l’ha acquistata ed è l’intestataria del bene, ma Boris con la sua attività nel settore edile l’ha ristrutturata raddopiandone di fatto il valore. La casa diventa il pretesto per il quale litigare, ma non è il vero problema tra i due: Boris chiede gli venga riconosciuta una quota maggiore nella vendita, ma in realtà vorrebbe che Marie riconoscesse il valore della sua presenza nei 15 anni del loro matrimonio. Marie invece nutre per il marito un forte rancore e lo tratta da fallito perché durante il loro matrimonio soltanto lei si è occupata della gestione economica della famiglia. Saranno le figlie durante una serata spensierata di balli e giochi ad aiutarli a ritrovare l’affetto che nutrivano l’uno per l’altra. Nonostante la scelta del finale aperto si intuisce però, dalla lettura dell’accordo di separazione, che i due non sono riusciti a superare i muri che li hanno divisi. La scelta forse un po’ claustrofibica di rappresentare la storia interamente nelle stanze della casa ha dato a questo film l’aura della rappresentazione teatrale.