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L’eco del boato

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Questo saggio di Marco Dondi affronta il tema della stampa durante gli anni di piombo: il volume si apre con i concetti di strategia della tensione e guerra non ortodossa, la guerra psicologica che ne è alla base sovrasta gli attentati veri e propri perchè l’informazione è responsabile dell’esito finale.  Il peso dei giornali crebbe in modo esponenziale tra il 1969 e il 1974 quando si verificarono le stragi perchè furono utilizzati per mostrare pubblicamente chi fosse il nemico e aumentare il livello della minaccia che i presunti colpevoli rappresentavano in modo da indurre la popolazione a credere fosse necessario un ritorno all’ordine. I giornalisti furono fondamentali per fornire un resoconto delle azioni compiute strumentalizzando così la paura e l’insicurezza dei lettori. I servizi segreti sfruttarono le agenzie di stampa per diffondere le informazioni mischiando il vero e il falso, creando notizie allo scopo di distrarre l’opinione pubblica. Molte furono le agenzie italiane strettamente collegate alla destra estrema:

  • l’agenzia D diretta da Guido Giannettini
  • l’agenzia Oltremare di Giorgio Torchia
  • l’agenzia Destra nazionale diretta emanazione dell’Msi,
  • l’agenzia Europa settanta diretta da Bartolo Ciccardini e Giuseppe Zamberletti collegata alla famiglia Agnelli
  • l’agenzia A di Luigi Cavallo a diretto contatto con la Fiat e i servizi
  • l’agenzia Op di Mino Pecorelli attiva dal ’68 fino alla morte violenta del suo direttore
  • infine come non citare poi l’Aginter press vera e propria centrale operativa dell’eversione.

Un grandissimo pregio di questo volume che ho brevemente riassunto è l’ampia bibliografia che non si limita ad elencare i libri pubblicati dedicati a questi temi, ma cita anche atti delle Commissioni parlamentari, atti giudiziari, film e documentari d’epoca.

Questo libro rientra nella Reading challenge nella categoria: un libro consigliato da un autore che ami (Piero Scaramucci)

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