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Bugie di sangue in Vaticano

I “Discepoli di verità” sono un gruppo di laici ed ecclesiastici del Vaticano che hanno ritenuto di non poter più avallare con il loro silenzio la verità stabilita dal Vaticano i merito alla morte di Alois Estermann appena nominato colonnello delle guardie svizzere e di sua moglie Gladys Meza Romero avventua il 4 maggio 1998. Di questo delitto fu accusata la giovane guardia svizzera Cedric Tornay, trovato morto insieme alle sue vittime secondo la versione ufficiale si sarebbe suicidato. Prima dell’arrivo del magistrato, il Giudice Unico Gianluigi Marrone qualcuno ha provveduto a far sparire 4 bicchieri usati rinvenuti nel salotto di casa Estermann, a perquisire l’appartamento, l’ufficio del comandante e l’alloggio di Tornay. L’accusa sostiene che il giovane fu colto da un raptus di follia dovuto al mancato ottenimento una medaglia che riteneva di meritare. In Vaticano compare anche una lettera d’addio che Tornay avrebbe scritto alla madre prima di compiere la strage, ma la donna non riconoscerà la scrittura del figlio né lo stile. Secondo l’autopsia la salma di Tornay presentava un foto di uscita nella parte inferiore dell’osso occipitale per un colpo di arma da fuoco penetrato dalla bocca. La pistola verrà ritrovata sotto il suo corpo, è facile capire che se il giovane davvero si fosse sparato in bocca il foro di uscita avrebbe dovuto trovarsi più in alto, lui sarebbe caduto probabilmente all’indietro e la pistola per l’onda d’urto sarebbe stata sbalzata lontano dal cadavere. E’ decisamente più probabile che Cedric sia stato fatto inginocchiare, ucciso e poi portato nell’appartamento degli Estermann per dare il via alla messa in scena. Durante le esequie celebrate dal Papa le tre bare furono stranamente allineate una accanto all’altra, durante il rito padre Ivano riconosciuto poi in Yvan Bertorello disse alla madre di Tornay che la sera del 4 alle 20.30 aveva ascoltato nella sua segreteria telefonica la voce di Cedric che invocava il suo aiuto. Questa figura non fu mai coinvolta direttamente dalle indagini eppure è noto che disponesse di un dossier  nel quale erano schedati tutti i  membri del corpo. E’ cosa nota anche che Estermann fosse legato alla corrente vaticana dall’Opus Dei e che la sua nomina a capo delle guardie svizzere avrebbe portato ad una riforma organizzativa dell’esercito pontificio trasformandolo in un Corpo speciale. Questa trasformazione era fortemente osteggiata dalla corrente massonica vaticana che controllava il Corpo di vigilanza. Nel frattempo sui giornali compare lo scoop che rivela che Estermann era una spia della Stasi in Vaticano e un altro che rivela l’inchiesta realizzata da Tornay e da altri sui commilitoni frettolosamente congedatisi, sull’Opus Dei nella Guardia. Nel libro infine si fa riferimento ai rapporti di Gladys con il segretario dello Ior De Bonis e con Marcinkus e ai numerosi conti esteri intestati a lei e al marito. La signora gestiva anche i fondi del World organization for the Family e dell’Alianza per la familia en America latina insieme a Christina Vollmer Herrera moglie dell’ambasciatore del Venezuela presso la Santa Sede. Nel biennio 1996-1997 vennero aperte le casseforti degli uffici del comando del Corpo e venne sottratto un dossier di proprietà di Estermann; sempre nel 1996 Tornay ricevette la proposta di entrare in un gruppo di preghiera e riflessione organizzato dall’Opus dei all’interno del Corpo, lui rifiutò, ma il 26 maggio successivo partì con altri alabardieri che avevano ricevuto la stessa proposta per il Venezuela  dove rimasero per 14 giorni. Al suo ritorno Estermann lo prese di mira fino a quando il giovane non manifestò il desiderio di dimettersi il 30 novembre. Da quel momento fece di tutto per convincerlo a restare, anche promuoverlo vice caporale. Uno dei tanti comportamenti inspiegabili di tutta questa vicenda. Ritengo che questo libro sia un bel tentativo…ma nulla di più!

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