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Letture estive-parte prima

Non sono riuscita a farlo prima, ma oggi vorrei fare una breve panoramica dei libri letti durante le vacanze estive. Cominciando dai saggi vorrei parlarvi di "Intrigo internazionale"

libro intervista di Giovanni Fasanella al giudice Rosario Priore nel quale il magistrato ripercorre le grandi inchieste delle quali si è occupato nella sua lunga carriera parlando anche dei depistaggi e degli ostacoli: l'eversione nera, le Brigate rosse e il caso Moro, le stragi che hanno insanguinato il paese. Personalmente non amo molto la forma dell'intervista perchè non permette lo svolgimento di un discorso organico, forse mi aspettavo di più…qualche rivelazione particolarmente importante che non c'è stata. Mi sembra però che il libro non offra le verità indicibili a cui fa cenno nel titolo: ormai è noto che la strage di Ustica non fu causata da un ordigno a bordo e che la strage di Bologna nacque da scenari ben diversi da quelli accettati dai giudici che hanno condannato la Mambro e Fioravanti. Devo riconoscere che alcuni temi toccati dall'intervista sono significativi: l'attentato di Sofia a Enrico Berlinguer, il ruolo della Raf nell'addestramento dei terroristi rossi e nel sequestro Moro. Il ruolo di Autonomia operaia e di Potere operaio nel traffico d'armi internazionale, il Progetto Metropoli e il collegamento con Hyperion in Francia. Le figure di Feltrinelli e Simioni.
Poi sono tornata alla mia ossessione storica, la strage di piazza Fontana, leggendo: "Piazza Fontana noi sapevamo" di Sceresini-Scandaliato-Palma

Anche in questo caso si tratta di un libro intervista al Generale Gianadelio Maletti latitante in Sud Africa. Nella prima parte le domande vertono sulla famiglia del generale: il padre morto nel 1940 in Libia, fu il responsabile dell'eccidio di Debra Libanos. Il Generale racconta il suo ruolo nelle vicende belliche e l'inizio della sua carriera fino al 15 giugno 1971 quando fu convocato dal generale Miceli per fare il suo ingresso al Sid a capo dell'ufficio D, traccia un ritratto interessante dell'ambasciatore americano in Italia Graham Martin, mentre ha dei provvidenziali vuoti di memoria quando gli autori gli chiedono dell'operazione Chaos, Blue moon e dei "manifesti cinesi". Un'altra delusione viene inflitta al lettore quando Maletti sostiene di aver appreso dai giornali dell'esistenza di Gladio. Su piazza Fontana conferma che l'esplosivo giunse dal Brennero, proveniente da un deposito militare americano in Germania con un tir forse di nazionalità jugoslava. Afferma che la bomba non fu portata nè da Pozzan nè da Giannettini e definisce entrambi dei pavidi informatori, fatti fuggire all'estero da Labruna con l'assicurazione che nulla avevano a che fare con la strage. Gianni Casalini, la fonte Turco fu chiusa per evitare che "si scaricasse la coscienza" perchè sapeva troppo. Tra i potenziali esecutori materiali Maletti indica Delfo Zorzi e Ivano Toniolo, dice che erano in 4: due fuori e due dentro la banca. L'attentato fu voluto dagli USA, ma si trasformò in strage per un errato calcolo dei tempi…per un errore. Secondo Maletti Saragat essendo in contatto diretto con Nixon sapeva delle manovre messe in atto dalla Cia in funzione anticomunista. Altre interessanti rivelazioni del generale riguardano uno scantinato di Venezia nel quale erano conservate le casse di esplosivo giunte a Mestre che bisognava svuotare rapidamente per evitare perquisizioni ed il compito fu affidato al padre di Casalini nel 1975. Maletti parla anche del Golpe Borghese affermando che l'ordine di bloccare l'operazione giunse da Federico Umberto D'Amato direttamente a Borghese, secondo lui Andreotti e la Cia sapevano tutto, tanto che Andreotti stesso chiese a Maletti di sfrondare il "malloppone" ovvero il dossier contenente le trascrizioni dei colloqui con i testimoni. Il "malloppino" fu quel che ne rimase. Parla poi del rogo di Fiumicino nel quale furono bruciati 128.000 dossier per ordine di Andreotti. L'arsenale di Camerino fu uno dei tanti depistaggi di cui si macchiarono le forze dell'ordine in quegli anni e anche su questo Maletti ha da dire la sua rivelando che la responsabilità fu del capitano D'Ovidio poi assolto. Maletti nega di essere iscritto alla P2 nonostante negli archivi fu trovata la sua tessera, nega anche che Gelli e il gran maestro Salvini facessero parte del Sid nonostante le informazioni ottenute dalla Commissione Anselmi. Nega anche che Bertoli fosse un informatore del Sid anche se smentito dai fatti. Racconta poi della sua amicizia con Pecorelli nata improvvisamente dopo anni di odio reciproco e del coinvolgimento di Andreotti nella sua morte in qualità di mandante. Sulla morte di Feltrinelli c'è però una dichiarazione molto interessante: quella notte due automobili uscirono dall'ambasciata sovietica a Roma, raggiunsero l'aeroporto di Fiumicino e alcuni funzionari si imbarcarono su un volo Alitalia per Milano. Il suo intervento sulla vicenda del dossier Mi.Fo.Biali è l'ennesima occasione per rovesciare la sua rabbia su Miceli e su Labruna. Nel capitolo intitolato Epilogo gli autori raccontano dei loro incontri con Gianni Casalini…l'argomento del prossimo libro?

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