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Il ricordo e la memoria

Il primo ad intervenire al convegno di ieri sera è stato Francesco Barilli coordinatore del sito http://www.reti-invisibili.net/ che si occupa delle vicende oscure che hanno insanguinato il nostro paese. La formulazione della strategia della tensione nel nostro paese in realtà non ebbe inizio con la strage di Piazza Fontana, ma alcuni anni prima durante un convegno organizzato dall'Istituto Pollio svoltosi a Roma presso l'Hotel Parco dei principi dal 3 al 5 maggio 1965. Tale istituto privato godeva degli appoggi dello Stato Maggiore della Difesa ed organizzò il convegno per sviluppare il tema della "guerra rivoluzionaria": partendo dal presupposto che l'infiltrazione delle sinistre nella società italiana fosse ormai un pericolo reale i relatori, tra i quali spiccavano Pino Rauti e Guido Giannettini (coinvolti nei processi per le stragi) ritenevano fosse necessaria una azione concreta per bloccare l'avanzata comunista da realizzarsi attraverso reti clandestine composte in gran parte da civili, con dei referenti in ambito militare. La strategia della tensione ebbe secondo Barilli una connotazione sovranazionale e fu figlia della guerra fredda,  gli anni di piombo furono il motore di una speranza partita dalla deriva della strategia della tensione che non potè realizzarsi.
Matteo Fenoglio disegnatore delle tavole del fumetto "Piazza Fontana" realizzato con Barilli, ha fatto un breve intervento sul fumetto per adulti e Carlo Arnoldi un altro breve intervento per spiegare le attività dell'Associazione familiari delle vittime di piazza Fontana di cui è vicepresidente e ha raccontato la sua toccante vicenda personale.
Piero Scaramucci autore con Licia Pinelli del libro "Una storia quasi soltanto mia" ha ben descritto quale fosse l'aria che si respirava a casa Pinelli: frequentata assiduamente da studenti e professori dell'Università Cattolica per i quali Licia batteva a macchina le tesi per arrotondare lo stipendio da ferroviere del marito, queste persone le sono rimaste accanto dopo la tragedia. Ha ricordato come il processo Calabresi-Lotta continua voluto fortemente dai superiori del commissario si sia trasformato in realtà nel "processo Pinelli" durante il quale emersero tutte le contraddizioni più spaventose di quella vicenda a cui mise la parola fine l'istruttoria D'ambrosio con la discussa definizione "malore attivo" con la quale si stabilì che Pinelli non era morto nè per omicidio nè per suicidio. Tornando poi alla strage di piazza Fontana è importante ricordare quanto affermato dal giudice Salvini, ovvero che, la strage può dirsi "di stato" dal momento in cui il giudice D'ambrosio chiedendo al SID informazioni in  merito alla posizione di Giannettini (cinghia di trasmissione tra i servizi e il nucleo eversivo capeggiato da Freda e Ventura) si vide rifiutare qualsiasi collaborazione in nome del segreto di stato.  Il SID però aveva più anime: una che gestiva l'area di contiguità con l'eversione nera per la realizzazione delle stragi ed una invece che si opponeva a questa strategia, proprio questa corrente fornì agli autori del libro "La strage di stato" la maggior parte dei documenti sui quali il testo è basato. Il SID fu coinvolto anche nella vicenda di Matteo Fusco Di Ravello, avvocato romano ed agente del SID, che secondo il racconto di P.E. Taviani era in procinto di partire da Roma per bloccare la strage, ma non fece in tempo e questo fu un grande dolore per tutta la sua vita. Secondo quanto affermato dalla figlia Fusco era un rautiano di ferro, quindi l'indicazione che ormai era inutile partire potrebbe essere arrivata direttamente da ON e non dal servizio. E' importante che si parli della strage del 12 dicembre anche se i processi non hanno portato a condanne definitive perchè i giudici non hanno trascurato l'importanza delle deposizioni di Carlo Digilio, armiere del gruppo ordinovista padovano responsabile dell'eccidio, ma hanno ritenuto incompatibili le sue dichiarazioni in merito all'esposivo da lui visto nel casale di Paese con i reperti analizzati sul luogo della strage. La fine dello stragismo coincide con la diminuzione del consenso al PCI e con la nascita del CAF e lo spostamento a destra del PSI , è come se non ce ne fosse più bisogno per gli obiettivi che gli strateghi della tensione si erano posti, la sovranità limitata in Italia aveva dato i suoi frutti limitando l'esercizio della democrazia in favore di uno spostamento a destra dell'asse politico. Mi sembra importante ricordare che Gladio, capofila strutturale della Nato in Italia venne ufficialmente sciolta nel 1989.
Di grande importanza a mio avviso è stato l'intervento di Claudia Pinelli, figlia di Licia e Giuseppe Pinelli, i suoi ricordi relativi alla notte in cui morì il padre sono strazianti: l'arrivo dei giornalisti che avvisarono Licia dell'accaduto, la corsa della donna con la suocera al pronto soccorso del Fate bene fratelli di Milano dove non riuscirono a vedere Pino prima della morte, ma fu loro concesso solo il riconoscimento del corpo. Le perquisizioni in casa dei giorni seguenti che colpirono molto le bambine perchè per la prima volta la madre impedì loro di avvicinarsi a quelli che loro consideravano ospiti come gli altri estranei che vedevano spesso in casa con i genitori. La tristezza nel vedere i loro regali di natale aperti  come fossero  ordigni pericolosi. Il racconto poi dell'isolamento nel quale la madre ha vissuto in questi 40 anni, ignorata dai magistrati che non hanno mai accertato le responsabilità sulla morte del marito, ignorata dall'opinione pubblica che ha sempre guardato con diffidenza la vicenda, ignorata infine anche dagli altri parenti delle vittime della strage. Solo il presidente della repubblica Napolitano il 9 maggio 2009 ha finalmente posto fine a questo ostracismo affermando con forza che Giuseppe Pinelli è la 18 vittima della strage, un morto innocente al pari degli altri deceduti all'interno dei locali della banca. Dopo questa giornata anche l'Associazione dei familiari delle vittime si è avvicinata alla famiglia Pinelli e Claudia ha poi raccontato la gioia con la quale la madre ha vissuto l'incontro con Gemma Calabresi, vedova del commissario ucciso nel 1972 in seguito alla campagna diffamatoria messa in atto da Lotta Continua che lo accusava della morte di Pinelli. Le due donne, entrambe vittime si sono finalmente potute abbracciare.

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